Il muscolo del no
La macchina esegue all'istante, non discute e trova ogni tua idea una grande idea. A furia di lavorarci ti ci abitui. Il dissenso è un muscolo: a non riceverlo, si atrofizza.
La settimana scorsa, nella nostra codebase, è comparsa una pull request firmata dal CEO. Una cosa piccola, per semplificare l'uso di uno strumento interno, scritta con un agente di coding. La prima domanda, la più ovvia, era perché mai un amministratore delegato trovi il tempo di mettersi a fare pull request. Ma quella è durata poco. Quella che mi si è piantata in testa è un'altra: "questa, chi la rivede?". Perché delle due l'una: o chi se la becca fa la review che farebbe a chiunque, con le domande, le richieste di modifica, i "qui non si capisce"; oppure legge la firma in alto e schiaccia approva. Io non so com'è finita. So su quale delle due avrei scommesso.
Il pensiero però ha continuato a camminare, ed è andato a sbattere contro un avvertimento che conosciamo tutti: occhio ad antropomorfizzare. Questi strumenti parlano, ragionano, ti assecondano, ed è nella natura umana trattare da persona qualunque cosa ti risponda. In inglese hanno pure la parola per il vizio di fondo, sycophancy, la piaggeria del cortigiano: qualunque cosa tu proponga, "che grande idea!". E l'affetto arriva davvero: quando OpenAI ha provato a mandare in pensione uno dei suoi modelli, gli utenti si sono ribellati come per la partenza di un amico, e l'azienda ha fatto marcia indietro. Per una macchina.
Fin qui la lezione nota. Ma se antropomorfizzare vuol dire trattare una macchina da umano, il movimento contrario come si chiama? Sono andato a cercarla, la parola, e che io sappia manca. Allora me la sono fatta in casa: robomorfizzare. Trattare gli umani da macchine. Ed è lì che la pull request del CEO è diventata un'altra domanda.
Mettetevi nei panni di un dirigente. Il suo mestiere, da sempre, è chiedere cose alle persone. E adesso, per la prima volta in carriera, ha un collaboratore che esegue qualunque richiesta nell'istante in cui la formula, a qualunque ora, senza discutere, e che per giunta applaude mentre lo fa. La scarica di endorfina della cosa chiesta e della cosa fatta, tutta insieme, ogni volta. Il collaboratore perfetto. Chi scrive codice con gli agenti quella scarica la conosce bene, e sa quanto dà assuefazione. Ora moltiplicatela per uno che di mestiere fa questo dalla mattina alla sera: chiedere.
Il guaio è che un'abitudine così non resta chiusa nel terminale. Te la porti in riunione. Se passi le giornate con uno che fa subito qualunque cosa, il metro con cui misuri gli altri si sposta da solo, e questa parte l'abbiamo già vista: finisci per pretendere da persone in carne e ossa la velocità e la disponibilità della macchina. La parte nuova, quella che mi inquieta di più, è l'altra: ti disabitui al no.
Perché chiunque comandi qualcosa, una squadra, un'azienda, un paese, di una cosa ha bisogno come dell'aria: qualcuno che gli dica che sta sbagliando. La voce contraria ti fa vedere la medaglia e il suo rovescio, e una decisione passata al fuoco di opinioni che stridono esce quasi sempre migliore di com'era entrata. Solo che il dissenso è un muscolo: si tiene in forma ricevendolo. Se il grosso delle tue giornate lo passi con qualcuno che a ogni tua uscita risponde "che bella idea", il muscolo si atrofizza, e il primo umano che ti dice "guarda che così non funziona" comincia a sembrarti un attrito.
Il paradosso è che noi, dal lato tecnico, stiamo remando dall'altra parte. Al mio agente il dissenso lo ordino per iscritto: se qualcosa stona, fermati e contestami. Il no ho dovuto montarglielo apposta, perché di suo la macchina non me lo dà. E il motivo è lo stesso per cui un dirigente dovrebbe tenersi strette le voci contrarie: trattata da pari rende, trattata da schiava esegue. Mentre impariamo a trattare le macchine un po' più da persone, il rischio è fare la strada inversa con le persone.
Lo dico prima che me lo diciate voi: è un'ipotesi, e va presa per quello che vale. Non ho visto nessun dirigente trattare nessuno da macchina: ho visto una pull request e mi sono fatto una domanda. Ma il motivo per cui non riesco a mettermela via l'ho già scritto qualche pezzo fa: davanti all'IA regge chi vende fiducia, il versante di chi decide, garantisce, firma. Il valore che resta agli umani sta tutto lì, nella fiducia che gli dai. Un capo che si abitua al collaboratore che dice sempre sì quel versante se lo sta svuotando in casa: nel momento in cui degli umani non ti fidi più, che cosa resta?
Io intanto so dove guarderò, alla prossima pull request firmata dal capo: dritto nei commenti. Se c'è qualcuno che discute, bene: qui dentro lavorano ancora persone. Se c'è solo un approva, la macchina ha vinto due volte.