Scritti · Coding agentico

Cinque bombe a mano

Ti dicono di rendere cinque volte tanto e il primo istinto è tenere in aria cinque bombe a mano. C'è un altro modo: diventare la testa di una catena di montaggio, e lasciare il braccio all'agente.

22 agosto 2026

Ti dicono che da domani devi rendere cinque volte tanto. Il primo istinto, il mio per primo, è aprire cinque cose insieme: cinque sessioni, cinque problemi, e saltare dall'una all'altra sperando di non far cadere niente. Dura poco. Sei un giocoliere che tiene in aria cinque bombe a mano, corri veloce su tutto e su niente, e a fine giornata sei a pezzi. Da lì al burnout è un attimo. Questo è il modo sbagliato di riempire quei quattro quinti, ed è la promessa che vi ho lasciato l'ultima volta: come si fa senza finire così.

L'errore sta a monte, nel credere che il collo di bottiglia sia scrivere. Non lo è mai stato. Quello per cui mi pagano è il ragionamento: capire cosa va fatto, spaccare il problema nei suoi pezzi. Il codice viene dopo, è un sottoprodotto. E sul ragionamento non ci fai il giocoliere. Ragionare su cinque cose insieme è di nuovo tenere in aria cinque bombe. Su una cosa alla volta, invece, ci ragioni per davvero.

Allora il modo è un altro. Prendi una cosa sola, la ragioni, la giri in una specifica abbastanza chiara da metterla in mano all'agente, e passi al problema dopo mentre lui lavora. Una cosa alla volta, che scorre lungo una linea. Diventi l'operatore di una catena di montaggio, e il braccio che monta i pezzi è l'agente.

Il mestiere dello sviluppatore, così, scivola verso quello del manager. Chi faceva già il manager ed è rimasto con le mani nel codice parte avvantaggiato: gestisce gli agenti come gestiva la squadra. Chi ha sempre e solo sviluppato se lo deve imparare adesso, a mandare avanti una squadra. Con una fortuna, però: è una squadra a cui dici e basta. Niente valutazioni di fine anno, niente ferie da approvare, niente permessi. Chiedi, e lavora.

Qui c'è un punto che mi sta a cuore. Un'amica, quando le ho raccontato come lavoro, mi ha detto: "ah, sì! Noi li chiamiamo gli schiavi". Funzionava, un anno fa, quando i modelli erano tonti e ti fidavi poco: lo tenevi al guinzaglio corto, un passo alla volta. Oggi capiscono, e a spezzare l'intento nella riga esatta da toccare ci pensano gli strumenti di planning. Quel lavoro lì non è più il tuo, a te resta il livello sopra. Se scendi lo stesso a fare il capomastro che detta ogni mossa, non ne cavi niente, perché l'agente non ci mette niente di suo. Se lo tratti da pari, il discorso cambia: "fai questa cosa, muoviti da solo, e se ti trovi davanti qualcosa di grosso che stona con quello che ci siamo detti, fermati e chiamami". Lì comincia a darti valore.

Ecco come si riempiono i quattro quinti: col ragionamento e con questo scambio. Ragioni una cosa, la fai partire, e la squadra non ti disturba più finché non salta fuori qualcosa di abbastanza grosso da valere il tuo tempo. Intanto la testa è già sul problema dopo. Dal giocoliere con le bombe sei passato all'operatore di una catena di montaggio parecchio sofisticata: il braccio scrive il codice, e il braccio, adesso, è l'agente. La testa ce la metti tu. E mandi avanti più cose di quante ne potresti mai tenere in aria, proprio perché mentre il braccio monta, la mente è già altrove.

Un avvertimento, però, me lo tengo caro. La catena di montaggio ti libera le mani, non la testa. Su ognuna di quelle cose che fai partire il ragionamento resta tuo, e la responsabilità pure: alla fine si verifica, e a verificare sei tu, la firma è tua. E quanto costa quella verifica, che gratis non è mai, è un discorso a sé: me lo tengo per un pezzo più tecnico. Puoi mandarne avanti di più, ma ognuna ti costa comunque attenzione e giudizio. Il carico resta, in un'altra forma. E se ne apri più di quante la testa ne regga, sei di nuovo il giocoliere con le bombe, solo con attrezzi più belli. Non strafare.

E poi, da consulente, l'onesto: dipende. Funziona dove il lavoro si lascia spaccare in pezzi che sai scrivere e ricontrollare. Dove non si lascia, torni nella tua testa, una cosa alla volta, senza catena.

Il cane, alla fine, non ha pisciato in casa. E la testa non l'ho persa. L'ho usata.