Il nuovo minimo
«L'IA non sostituisce, ti potenzia.» È vero, ed è la frase più rassicurante e ingannevole del momento. Quando tutti sono potenziati, il potenziamento diventa il minimo per non restare indietro.
Quando Claude Code va giù, io vado a farmi una passeggiata. Più che una protesta, è puro calcolo: tornare a scrivere codice a mano, dopo mesi che lo fai con l'agente, è come correre con gli scarponi da sci. Si può, ci si arriva lo stesso. Solo che intanto gli altri sono già al traguardo, e tu sei ancora lì ad allacciarli.
All'inizio quella velocità mi sembrava un vantaggio mio. È durata poco, giusto il tempo che ci hanno messo tutti ad averla, e da lì è diventata il punto di partenza, il minimo per stare al passo. Adesso una giornata di lavoro si misura sulla persona più l'agente. E con quel metro, chi lavora senza agente sembra lento. Solo che sta correndo una gara diversa, con le regole di prima, e con quelle regole era bravo.
La frase che gira, e che sento ripetere come una rassicurazione, è "l'IA non sostituisce, ti potenzia". È vera, ed è proprio per questo che frega. È vera perché le teste non calano, l'organigramma resta lì, il tuo nome è ancora sulla porta. È fuorviante perché racconta solo metà della cosa: il posto è lo stesso, la giornata no. È diventata più densa, più rapida, più piena. E quando il livello minimo si alza per tutti, chi è rimasto fermo si ritrova sotto, senza essersi mosso.
La cosa si vede bene fuori dal mio mondo. Un'insegnante che usa Khanmigo prepara in pochi minuti lezioni che a mano le costavano una settimana. Adatta la lezione a chi arranca, corregge, segue chi ha capito e chi no. Stessa cattedra, stesso titolo, stessa classe. La collega che non lo usa fa esattamente lo stesso lavoro, e lo fa più lentamente. Nessuna delle due è stata sostituita da niente. È solo che adesso si gareggia con un cronometro nuovo. Lo stesso sta capitando al radiologo, da cui ormai la lettura assistita dalla macchina è data per scontata: il mestiere è quello di sempre, l'asticella è salita.
Non voglio farla più nera di com'è. Una parte di questo potenziamento è vera e resta, non è fumo: ci sono cose che prima non si potevano fare e adesso sì, e chi le usa fa davvero di più e meglio. Negarlo non serve. Il problema arriva dopo: quando una capacità in più diventa la norma, smette di essere un di più e diventa la soglia. Quello che ieri ti faceva spiccare, oggi ti fa solo stare al passo.
Due cose, però, le devo dire. La prima: una parte di questa velocità è dipendenza vera. Il giorno che l'agente è giù non sono solo più lento, mi accorgo che un muscolo che avevo non c'è più. La seconda: tutto questo vale dove il lavoro è quantità, dove conta quanto ne fai passare. Dove quello che vendi è una decisione, una firma, l'esserci di persona, il cronometro conta molto meno. Ma quella è una linea a parte, e la prendo in mano alla fine della serie.
Ed è qui la trappola dello slogan. "Ti potenzia" lo senti come una promessa fatta a te, al lavoratore: avrai una marcia in più. Ma la marcia in più, quando ce l'hanno tutti, diventa la marcia minima. Il mestiere non scompare, si fa più veloce e più carico, e chi si tira fuori, chi fa quello bravo che lavora come una volta, si racconta una scelta nobile mentre il distacco cresce ogni giorno, in silenzio.
La passeggiata, per ora, me la posso ancora permettere, perché l'agente torna su e io riparto da dove avevo lasciato. Ma il senso è un altro. Il giorno in cui il tuo mestiere intero gira con l'IA e tu no, quella passeggiata diventa il distacco che gli altri ti guadagnano mentre cammini. La velocità non te l'ha regalata nessuno. Te l'hanno messa nel minimo. E adesso quel minimo tocca a te.