Scritti · Una tesi

Tutti scrivono uguale

Dai a tutti lo stesso modello e ogni voce scivola verso lo stesso centro. La distinzione smette di essere un talento. Diventa una cosa che vi costruite.

5 settembre 2026

Ho chiesto a un agente di revisionarmi un articolo. È tornato in mezzo minuto, scorrevole, pulito, con tutto al posto giusto. E non era più mio. Lo sentivo a orecchio prima di saperlo spiegare, come quando senti un doppiatore al posto della voce vera. Poi ho cominciato a mettere il dito sui punti: una frase su due era costruita a contrasto, "non è questo, ma quest'altro"; le pause forti erano tutte trattini lunghi; e ogni tanto spuntava un modo di dire inglese tradotto pari pari, di quelli che in italiano nessuno direbbe mai. Roba che io non scrivo. Mi sono fatto una lista.

La lista è cresciuta in fretta. Il trattino lungo, l'emoji di troppo, gli aggettivi gonfi ("innovativo", "performante"), le parole inglesi infilate dove l'italiano ha già la sua. A un certo punto era abbastanza lunga da non stare più in testa, e l'ho scritta: una guida, una regola per riga, ognuna col divieto e accanto il modo giusto. Poi ci ho montato sopra un controllo automatico che ripassa ogni bozza e mi segnala dove la voce è scivolata. Non per pigrizia, o non solo: gli stessi difetti tornavano sempre, identici, e rincorrerli a mano era ormai una partita persa.

La domanda interessante è perché tornassero sempre quelli. La risposta è che non sono difetti a caso: sono il centro. Un modello allenato su tutti, quando apre bocca, restituisce la media di tutti. In statistica questa cosa ha un nome, regressione verso la media: prendi tanti campioni e la roba agli estremi si appiattisce verso il mezzo. La mia voce, data in pasto al modello, faceva esattamente quello. Scivolava verso il centro di tutte le voci che il modello aveva letto in vita sua. Diventava la voce di nessuno, che poi è la voce di tutti.

E qui smette di essere un problema mio, di uno che si scrive gli articoli per conto suo. Se tutti scrivono con lo stesso modello, tutte le voci scivolano verso lo stesso centro. L'hanno misurato a Georgetown: su un paio di migliaia di saggi d'ammissione all'università, ogni saggio scritto da una persona aggiungeva al mucchio più idee nuove di uno sfornato dalla macchina. La scrittura umana allarga, quella generata stringe. La macchina non è stupida. Tira verso la media, ed è il suo mestiere tirare verso la media.

Per come l'ho sempre vista io, la voce era un talento: ce l'hai o non ce l'hai, e se ce l'hai si sente. Adesso averla non basta, perché mentre scrivi c'è una corrente che te la tira verso il centro. Tenerla è diventato un lavoro di ingegneria, un argine contro quella corrente. La mia guida è quell'argine. Scrivere lo sapevo già: il suo mestiere è tenere la voce ferma mentre il modello la trascina via.

Di marketing non capisco niente, lo dico subito: ci sono inciampato scrivendo le mie cose. Il marketing rifatto dagli agenti l'avevo già beccato dal lato della vendita; questo è l'altro lato, quello della voce. Perché se a me, che pubblico un pezzo ogni tanto, la voce si smussava verso la media, provate a immaginare un'azienda che ne butta fuori mille al mese passando dallo stesso modello. Le voci convergono, e il pubblico se ne accorge prima di chi le pubblica. Una ricerca di NielsenIQ, che campa vendendo proprio questo genere di test, quindi prendetela per quello che vale, ha messo delle persone davanti a pubblicità fatte con l'IA: le riconoscevano da sole, senza che nessuno chiedesse niente, e le ricordavano meno. L'unica che non avevano sgamato era quella che un professionista aveva rilavorato a mano, giro dopo giro. La cosa che non si copiava era lì: il gusto di un umano che riportava il testo fuori dal centro.

Torno al titolo. Se tutti scrivono uguale, per chiunque viva della propria voce (un'azienda, un giornale, uno che si firma i pezzi) la domanda è una sola: quando a scrivere è lo stesso per tutti, cos'è che rende vostra la vostra voce? L'unica risposta che ho trovato è poco gloriosa. Una lista delle cose che fa la media, e la pazienza di disfarle una per una. Cominciate dal trattino lungo.