Il ceto di mezzo
Per due secoli l'automazione ha mangiato il lavoro che si ripete e fatto crescere chi studiava. Stavolta si è girata, e tocca alle teste di mezzo.
Nel mio team il più solido è sempre stato quello di mezzo. Il bravo esecutore, affidabile, mai un dramma, che sbriga in fretta una montagna di lavoro pulito, di quello che si può scrivere su un foglio e ripetere. Il pezzo più prezioso di una squadra, fino a ieri. E «di mezzo» qui vuol dire una cosa sola: il tipo di lavoro che fai tutto il giorno, che tu abbia venticinque anni o cinquanta. A tremare con l'IA è il lavoro cognitivo ordinato, l'esecuzione pulita e ripetibile, chiunque la faccia.
Il motivo è scomodo da dire ad alta voce. Il valore di quel ruolo era la quantità: tanto lavoro ben fatto, di quello che si può descrivere, scomporre, ripetere. Ed è esattamente la cosa che l'agente moltiplica meglio. Il vertice è protetto da quello che non si codifica, il giudizio, la responsabilità, il nome che ci metti sopra. La base è protetta dal corpo e dalla relazione, da chi deve essere lì in carne e ossa. In mezzo c'è il lavoro cognitivo di routine, e lì la macchina entra come un coltello nel burro.
C'è una cosa che rende tutto questo più strano, ed è la direzione. Per due secoli l'automazione ha mangiato il lavoro di routine, quello che si fa a comando e si ripete: le braccia alla catena, ma anche le penne che ricopiavano, le dita che battevano a macchina, chi faceva di conto a mano. E premiava chi pensava, chi decideva, chi sapeva una cosa difficile. Il messaggio per i nostri genitori era limpido: studia, prendi il pezzo di carta, mettiti dove si ragiona, lì sei al sicuro. Adesso quel verso si è girato. La macchina ha imparato a fare in fretta proprio il lavoro di testa strutturato, e a saltare è il ceto di mezzo qualificato che avevamo costruito mandandoci tutti a scuola.
Cambio mestiere e ritrovo lo stesso taglio. Negli studi legali il lavoro intermedio, quello del praticante e dell'associato, è quello che l'IA si mangia per primo, mentre il socio col nome sulla porta sta benissimo e l'usciere pure. In finanza il lavoro dell'analista di mezzo è quello che l'IA riscrive per primo, e il consulente che si prende la responsabilità resta dov'è. Nell'animazione la macchina si prende il lavoro del modellatore e si ferma molto prima dell'attore. Sempre la stessa forma: due capi che reggono e una pancia che si assottiglia.
Il gradino d'ingresso l'ho già raccontato a parte, è una storia sua (sta nel primo gradino). Qui guardo la scala intera, e la cosa che mi inquieta è dove punta la scuola. Università, master, certificazioni: la macchina che istruiamo è tarata da decenni per sfornare esattamente il ceto di mezzo, il professionista formato che fa lavoro cognitivo ordinato. La strada su cui abbiamo messo la maggioranza è la strada più esposta. E se il mezzo si svuota, si chiude pure la salita: dal basso all'alto, prima, ci si arrivava passando per di lì.
Resta da capire una cosa, e me la tengo per la fine della serie. Il vertice e la base, l'avvocato di grido e l'idraulico, non si somigliano per niente a guardarli dal titolo o dallo stipendio. Eppure reggono tutti e due, e per lo stesso motivo: quello stesso che fa cedere chi sta nel mezzo. Qual è, lo dico all'ultimo pezzo, dove la cosa prende un nome e diventa il filo che lega la serie.
E qui si vede l'inganno. A chi sta in mezzo l'agente toglie proprio la cosa che lo definiva, fare bene e in fretta il lavoro che si può mettere su un foglio. Altro che liberarlo. Per generazioni mandare i figli a scuola ha voluto dire metterli al sicuro, in mezzo, dove si ragiona. Oggi quel posto è il primo che si svuota. Il ceto di mezzo è sempre stato il posto più affollato, ed è per questo che lo scambiavamo per il più sicuro.