Scritti · Una tesi

Il primo gradino

La macchina non sta licenziando i senior. Sta facendo il lavoro con cui si diventava senior. Il buco si vedrà quando sarà tardi.

27 giugno 2026 · Chi è al volante

Quando entra qualcuno di nuovo nel team, il lavoro che do per i primi mesi lo conosco a memoria, perché è lo stesso da sempre: i ticket piccoli, la roba noiosa, il CRUD che non sbaglia nessuno, le pull request da seguire insieme finché non ci prendono la mano. Roba che serve poco al prodotto e tutto a loro, perché è lì che si fanno le ossa. Da un po' quel lavoro non glielo do più. Lo do all'agente, che lo fa meglio, di notte, e non si lamenta.

E allora la domanda arriva da sola, e non la decido io: se quel lavoro lì lo sbriga la macchina, quella persona l'azienda la assume ancora? Sul trimestre il conto torna senza fatica. Un junior costa uno stipendio, va seguito, rallenta i senior che lo formano, e per i primi mesi rende poco. L'agente costa una frazione di quello stipendio, e parte subito. Sul trimestre, dico. Perché più in là il conto è un altro, ed è quello che non guarda nessuno.

Il punto è che quei compiti noiosi erano la palestra. Senior lo si diventa facendo per anni la roba semplice, sbagliandola, vedendosela bocciare, capendo a furia di sbatterci il muso perché una certa scelta dopo si paga. Il senior di oggi è il junior di ieri che si è fatto tutta quella gavetta. Se la gavetta la diamo alla macchina, il gradino da cui si parte per salire non c'è più.

Ed è qui la parte scivolosa, quella che rende la cosa difficile da vedere. Oggi i senior non li tocca nessuno, anzi valgono di più, perché sono gli unici capaci di guidare l'agente e di accorgersi quando sta dicendo una scemenza con la faccia seria. I numeri delle assunzioni sembrano a posto. Quello che si assottiglia è il gradino sotto, e si vede più in là, quando i senior di adesso andranno in pensione e dietro non ci saranno i rimpiazzi pronti a prendere il posto, perché abbiamo smesso di formarli proprio adesso. Quando il buco si aprirà, la causa sarà già invisibile.

Lo racconto dal mio mestiere perché è l'unico che vivo da dentro. Ma leggo le stesse righe altrove, e fanno impressione. Negli studi legali il lavoro del praticante, spulciare precedenti e impastare la prima bozza, è quello che strumenti come Harvey si mangiano per primo, mentre i soci, quelli col nome sulla porta, stanno benissimo. La forma è sempre quella: in cima tutto tiene, a saltare è il gradino d'ingresso, il lavoro con cui il mestiere si impara.

Un avvertimento, però. Quello che l'agente si prende è il lavoro che si può scrivere su un foglio e ripetere, e quel lavoro riempie le giornate di chi il mestiere lo fa da una vita come di chi entra adesso. Ma il filo intero lo tiro nel prossimo pezzo: qui mi fermo al primo gradino.

Un'obiezione me la faccio da solo, perché è giusta. Questo calo di ingressi magari è solo il vecchio riflesso di sempre: quando i soldi stringono, il primo gradino è il primo a saltare, e di anni di vacche magre ne abbiamo passati tanti senza scomodare l'intelligenza artificiale. Vero. Ma stavolta c'è una differenza, e pesa. Prima, finita la magra, i junior li riassumevi, perché il lavoro c'era e qualcuno doveva pur farlo. Adesso quel lavoro lo fa l'agente, meglio e a meno, e la ragione per riaprire quel gradino resta debole anche quando i soldi tornano.

C'è un mestiere che a questa cosa resiste, ed è interessante il perché. Il medico no: per fare il medico ti tocca passare anni di tirocinio obbligatorio, è la legge a imporlo, e quel tirocinio nessuno lo affida alla macchina. La gavetta lì è blindata per legge. Dove invece la gavetta è solo una consuetudine, una cosa che si è sempre fatta così, la macchina se la prende, perché non c'è una norma a difenderla e sul trimestre conviene a tutti lasciargliela.

Cosa farci, allora? Ho una direzione, e la dico a chi quelle assunzioni le decide davvero. Un po' di quel lavoro semplice tienilo per chi comincia, anche se l'agente lo sbrigherebbe per una frazione del costo, in un soffio. Trattalo per quello che è, un investimento: stai crescendo il senior che ti servirà domani, ben oltre il ticket chiuso di oggi. È una spesa che sul trimestre non torna, e proprio per questo non la fa nessuno, se non ci pensa apposta.

E se mi sbaglio? So pure come lo scoprirò. Se i nuovi senior arrivano lo stesso, formati dall'agente invece che dalla gavetta, vorrà dire che il gradino non serviva più e io stavo difendendo un rito. Sarebbe un'ottima notizia, e me la prenderei senza fare storie.

Torniamo al primo gradino. I senior, la macchina, non li tocca. Quello che sega, in silenzio, è il gradino da cui si diventa senior, e lo fa così piano che quando mancherà ci saremo scordati perché. Quindi la domanda, per chiunque guidi un team, una bottega, uno studio, è secca: chi sta formando i tuoi senior di domani? Perché quelli non te li consegna un agente. Quelli si crescono un gradino alla volta, e il primo gradino l'abbiamo appena tolto.