Dove manca la gente
«L'IA ruba il lavoro» è metà della storia. L'altra metà è il trattore che si guida da solo, perché alla terra non vuole più andarci nessuno.
Un trattore che ara un campo da solo, di notte, senza nessuno in cabina: le telecamere che leggono il terreno, la macchina che tira dritto fino all'alba. John Deere ha cominciato a farli andare così, e davanti a tutto mette una ragione sola, le braccia non si trovano più. Alla terra, a fare le stagioni, non ci vuole più andare nessuno.
"L'intelligenza artificiale ci ruba il lavoro", la sento dire spesso, e nel mio mestiere un pezzo di verità ce l'ha, l'ho raccontata nei pezzi prima di questo. Ma qui, lontano dagli schermi, vedo l'esatto contrario: una macchina accolta come una benedizione, perché entra dove di lavoro ce n'è troppo e di gente troppo poca. Stessa storia nei capannoni che non trovano operai e nei camion che non trovano autisti. Lì l'IA non scippa un posto a qualcuno. Riempie un posto che era vuoto.
Una cosa è giusto metterla in chiaro: il contadino non sono io, la terra non l'ho mai lavorata, un tir non l'ho mai guidato. Ma su un pezzo di questa storia un piede ce l'ho avuto. Qualche anno fa ho fatto il CTO di Tierra, un'azienda di telematica che faceva agricoltura di precisione: il nostro lavoro era mettere sensori, scatole e connessione sopra i trattori, per farli parlare coi dati del campo. Il trattore che si guida da solo è il passo dopo quella roba. Quindi questa cosa non la riporto da turista, la riporto da uno che un po' di quell'intelligenza nelle macchine ce l'ha messa. E il rovescio, proprio per questo, l'ho visto tardi: la stessa tecnologia che in ufficio fa paura, nel campo fa tirare un sospiro di sollievo.
Perché succede questo, e nei pezzi prima succedeva il rovescio? La differenza è dove sta il collo di bottiglia. Dove il lavoro è abbondante e costa poco, l'IA lo sostituisce, perché c'è da risparmiare su una fila di persone che il loro lavoro lo fanno e basta. Dove il lavoro è scarso e costa caro, l'IA lo assiste, perché non c'è nessuna fila da rimpiazzare, c'è un buco da tappare. È una geografia: la stessa macchina, a seconda di dove atterra, scrive una storia politica opposta. In un posto toglie, in un altro salva.
Qui c'è un nodo da sciogliere, perché nei pezzi prima avevo detto che il lavoro del corpo regge, che la macchina non ti tocca finché serve qualcuno in carne e ossa. E allora il trattore? La differenza è tra due cose che sembrano uguali e non lo sono. C'è il corpo della presenza: l'idraulico che deve stare lì, in casa tua, con le mani su un guasto vero, e di cui ti fidi. E c'è il corpo del volume: guidare un mezzo su e giù per dieci ore, che è fatica, ma è anche la stessa cosa mille volte, quantità ripetibile. Il primo regge. Il secondo è quantità travestita da mestiere fisico, e la macchina lo prende come prende ogni altra quantità.
C'è un però, ed è di soldi. La macchina che si guida da sola costa, e tanto. Il guadagno se lo prende solo chi quell'hardware può comprarlo: la grande azienda agricola, la grande flotta, il grande stabilimento. Il piccolo no, e quindi il piccolo si trova davanti a un bivio stretto, fondersi con qualcuno più grande o uscire. La carenza di braccia la risolve la macchina, ma la risolve per chi ha il capitale, e intanto schiaccia chi non ce l'ha. Il vuoto si tappa in alto e si allarga in basso.
E va detta anche l'altra metà, se no faccio pure io il furbo. "Riempie un posto vuoto" suona pulito, ma quel posto, prima di svuotarsi, qualcuno lo occupava. Il camionista che ha cinquant'anni e ha fatto quella vita non sparisce perché i ragazzi non vogliono più fare l'autista. Resta lì, in mezzo, mentre la macchina arriva dall'alto e il ricambio dal basso non arriva più. "Carenza" è una parola comoda. Vista da vicino, ha sempre delle facce.
E questo è il quadro dove la gente davvero manca. Cambia paese e la storia si rovescia: da noi, in certi campi del Sud, le braccia non mancano affatto, abbondano e costano pochissimo, spesso in nero. Lì la fila c'è ancora, e lo stesso trattore che in America tappa un buco, da noi la manda a casa. La macchina è la stessa. Quello che cambia è chi c'era prima.
Quindi, prima di chiederti se l'IA si prenderà un certo lavoro, conviene farsi la domanda che viene prima: quel lavoro, oggi, lo sta ancora facendo qualcuno? Perché la risposta cambia tutto. Dove c'è la fila, l'IA è una minaccia. Dove la fila si è dissolta e il lavoro è rimasto, l'IA è l'unico modo per non lasciarlo a terra. Il trattore che si guida da solo non ha scippato una fila che c'era. È andato a lavorare un campo dove, semplicemente, non si era presentato più nessuno.
E questa storia vale anche lontano dai trattori e dai campi, fin dentro gli uffici. L'IA atterra dove c'è la fila, tanta gente che sa fare quel lavoro a poco prezzo, e tappa il buco dove la fila si è dissolta. Il campo è soltanto il posto dove si vede a occhio nudo.